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Research Group for Contemporary ArtFare Mondi/Making Worlds – 53° Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia
Il 23 Marzo 2009 si è svolta presso la Sala dello Stenditoio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali a Roma la conferenza Stampa “Fare Mondi/Making Worlds” per la 53° Esposizione Internazionale d’Arte-La Biennale di Venezia.
Sono intervenuti il presidente della Fondazione della Biennale Paolo Baratta, il Direttore dell’edizione in corso Daniel Birnbaum e i curatori del Padiglione Italia Beatrice Buscaroli e Luca Beatrice, con la presenza di Francesco Prosperetti, Direttore del PARC
L’intento di Birnbaum è puntare al processo creativo che l’opera d’arte mette in moto, non come creazione oggettuale, ma come una visione unica e particolare di un mondo, di costruirlo e viverlo in base a una propensione estetica e sensibile delle cose.
Il titolo della mostra punta a questo, anche al gioco della declinazione linguistica nella traduzione di “Fare” che in alcune lingue, come il tedesco o l’inglese, pone l’interrogativo sulla modalità del fare: costruire, modellare, riuscire. E’ chiaro dunque l’imperativo di non poter precludere la possibilità del linguaggio molteplice: dall’installazione al video, alla pittura, alla scultura, al disegno, alla performance, pesino alla parata.
Una necessità, per Birnbaum, è quello di doversi relazionare alle tecniche classiche per comprendere il fare del mondo, comunicando il nuovo e il presente.
Ciò accade in artisti come Michelangelo Pistoletto che porta la riflessione pittorica sulla superficie specchiante pensando al quadro come riflesso autentico della Realtà; oppure Il giovane fotografo tedesco Wolfgang Tilmans attraverso i ritratti fotografici di amici e personaggi famosi. Esempi di come la pittura possa essere intesa nel suo significato più vasto, fornendo una visione della contemporaneità attraverso le più varie declinazioni del linguaggio e della pittura astratta.
Importante è la trasformazione del Padiglione Italia in Palazzo delle Esposizioni permanente, nel quale Birnbaum ha deciso di affidare la realizzazione degli spazi Educational, Cafeteria e Bookshop rispettivamente a Massimo Bartolini, Tobias Rehberger e Rirkrit Tiravanija; in quanto questi artisti commistionano il loro lavoro tra arte, architettura e design.
Un progetto inedito che va oltre le tradizionali discipline è quello di Xu Tan con “Key Word School” per l’ambito Educational. Oltre ai forti contributi individuali, si possono delineare alcuni temi che accomunano le giovani leve con i Grandi della storia dell’Arte Contemporanea come Gordon Matta-Clark, presente nella mostra con un video documentativo dell’esperienza di cercare di vivere su un albero, o Blinki Palermo, il cui intervento molto si ispira all’esperienza costruttivista da un lato e all’indagine sull’architettura di Matta-Clark dall’altra.
Importante è il contributo al tema dell’architettura utopica con artisti come Jona Friedman, Marjetica Potrc e Tomas Saraceno, i cui interventi che indagano una visione utopica dello sviluppo urbano.
Con artisti come Thomas Bayrle il cui lavoro riproduce meccanicamente i decori delle carte da parati o nel lavoro “Instruction Pieces” di Yoko Ono (il cui lavoro sarà esposto anche presso Palazzetto Tito per una personale voluta dalla Fondazione Bevilacqua La Masa) si riscontra invece la volontà di andare contro l’ossessione per l’aura attribuita all’originalità dell’opera d’arte.
La mostra curata invece al Padiglione Italia da Beatrice Buscaroli e Luca Beatrice prende il titolo di “Collaudi” e si pone l’obiettivo di essere un omaggio a F.T. Marinetti, al fine di ricordare attraverso il lavoro degli artisti l’avanguardia, a detta dei curatori, più importante del ’900.
Lo spettatore viene posto al centro della creazione del lavoro, in tutte le tipologie di media, sottolineando la vitalità linguistica del Futurismo nella contemporaneità.
Un aspetto fondamentale di questa edizione è la trasformazione del “Padiglione Italiano” a “Padiglione Italia”: il passaggio da aggettivo a sostantivo, per Luca Beatrice, determina la ricostituzione di uno status quo. Fino al ’95 la partecipazione italiana è stata centrale all’interno della Biennale: dall’edizione del ’93 di Achille Bonito Oliva, all’edizione di Jean Claire fino a quelle degli anni ’80, gli artisti italiani scelti erano tra le 15 e le 25 presenze.
Inoltre da 800 mq2 si passerà a un’estensione di 1800 mq2, affacciandosi sul Giardino delle Vergini, nel quale Birnbaum ha pensato di collocare interventi di artisti che dialogassero con la vegetazione spontanea data dall’abbandono di questo luogo, tra cui la perfomer indiana Nikhil Chopra e Lara Favaretto.
Nelle scelte curatoriali al Padiglione Italia si è ripristinato un ritorno all’opera, alla “cosalità”; non più una scelta orientata alla provocazione e alla messa in scena ma all’opera e alla sua oggettualità finale. Ciò rispecchia in pieno il percorso artistico dei curatori all’interno della loro carriera.
Questa edizione è rilevante anche per il numero delle partecipazioni nazionali che saranno77 e degli eventi collaterali nella città di Venezia che saranno 39, nei quali saranno rappresentati anche le comunità minori quali il Galles, i Curdi o la Catalogna, al di là della rappresentazione del paese ufficiale. Questa è la prima edizione che vengono ospitati gli Emirati Arabi Riuniti.
Nel suo contributo in catalogo, Philippe Parreno si chiede: “Il “fare mondi” così come noi lo conosciamo parte sempre dai mondi che abbiamo già sotto mano? Il fare è sempre davvero un ri-fare?”. Av oi trovare una risposta.
Pierfabrizio Paradiso

Padiglione Italia Italian Pavilion Arsenale, Venezia 2009 Rendering dei nuovi spazi allargati New enlarged spaces rendering Courtesy: Fondazione La Biennale di Venezia


